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10 ANNI DOPO - ROCKIT.it di Faustiko Murizzi

Purtroppo queste 13 tracce non fanno breccia neppure un po' nella mia sfera emozionale. E pensare che l'apertura sembrava anche promettente, quantomeno a livello musicale: "L'idea di te" è di chiara ispirazione springsteeniana, ma non si allontana neppure un pochino da quello standard (quantomeno non viene declinato in modalità Ligabue). Con "L'ultimo happy hour" si tenta il rilancio, andando a pescare sonorità e strutture che rimandano ai Social Distortion - e fin qui la voglia di continuare nell'ascolto non viene intaccata. Dalla successiva "Dani sulla luna" inizia invece il tracollo: se gli accordi iniziali di mandolino potrebbero far illudere di avere di fronte qualche intuizione dalle parti di "Losing my religion", lo svolgimento è invece didascalico. Proprio come succede col resto delle altre canzoni, tutte afflitte principalmente da due problemi: gli arrangiamenti e le liriche.

Relativamente agli arrangiamenti ci sembrano davvero pochi i momenti degni di nota: è evidente che le chitarre ricoprano un ruolo preponderante, ma riescono a graffiare davvero solo in rari casi ("Potrei vergorgnarmi"), mentre quando è il turno di ballate e mid-tempo non vi è il benchè minimo sussulto. A ciò unite una notevole debolezza a livello vocale, fin troppo evidente proprio quando le 6 corde vengono messe ai margini. Altro elemento su cui passare con la mannaia sono le liriche a cui facevamo riferimento; manca la poetica - o quantomeno il (buon) gusto - nel raccontare le storie senza sembrare così elementari. Su tutte valga "Comunista con la pancia piena", dove il nobile tentativo di scrivere una canzone per sfatare un vecchio mito tutto italiano ("Non capisco perchè le idee che ho debbano corrispondere a povertà"), affoga a causa di un approccio alla materia per certi versi banale ("Mi lavo la coscienza con un soldo al lavavetri"). Probabilmente lo stile di scrittura di Sanchioni tende ad una visione tipicamente neorealista, ma ciò non basta a riconsiderare i suoi testi nel complesso poco incisivi.

In conclusione "10 anni dopo" rimane una raccolta di brani che potrà di certo piacere agli appassionati dei lavori dei fratelli Severini, ma a noi pare veramente poca cosa per un'artista che 2 lustri fa realizzò un album valutato come Primascelta.

DOLCEMENTE GRIDANDO SUL MONDO - Undergroundzinewebzine.weebly.com

“Gli intellettuali non salveranno il mondo”, “Il mio girotondo” , “Bimbi di pietra”, “Canzone per me”, “Il potere è adesso” e “Sopravvivere vivendo” sono canzoni che segnano il passo di questo album e che indicano la strada percorsa da Marco. Come vi dico da parecchio fate vostro il cd per poter meglio apprezzare i suoni e le melodie composte da Marco.

Molto curata la post produzione, gli arrangiamenti e le orchestrazioni. Purtroppo a parer mio la pecca è che il rimando con Guccini è abbastanza immediato, sia per le tematiche che per il metodo di espressione e persino per la lieve imperfezione di pronuncia con la erre moscia molto simile al cantautore bolognese, il che credo sia una “croce e delizia” per Marco, perché certamente glielo avranno già fatto presente e sicuramente la cosa ha avuto delle ripercussioni sia nel bene che nel male nella sua carriera.

Concludo questa mia consigliando principalmente questo lavoro a chi è appassionato della musica d’autore italiana con testi impegnati e con spessore. A Sanchioni non mi resta solo che augurargli di proseguire in questo modo, sperando che le nuove composizioni si distacchino leggermente come attitudine da Guccini e dal “cantautorato” di fine anni ’70 ed ’80.

Alessandro Schumperlin

MITE - Musicboom.it

…questo Mite, cd firmato da Marco Sanchioni, è davvero un bel lavoro. E ve lo dico così: senza mezzi termini. Con la medesima spontaneità che aleggia sul lavoro in questione.

Luca D’Alessandro – www.musicboom.it

MITE - Alias (Il manifesto)

…chitarre ben in evidenza e testi senza peli sulla lingua (…) Sanchioni ha i numeri per riuscire ma dovrà in futuro lavorare molto di più sull’interpretazione, al momento troppo cantautorale e “pulita”, che stride non poco con i canoni del genere.

Stefano Crippa

10 ANNI DOPO - L'isola che non c'era di Giuseppe Bottazzi

Sanchioni, di origini toscane, che ha nelle sue corde differenti stili musicali, riesce a colorare ciascuna delle sue canzoni con grande garbo, con uno stile che potremmo definire artigianale ed in sottrazioni. I suoni, infatti, non sono mai ridondanti ma semplici, essenziali ma efficaci per descrivere il clima di ogni brano proposto.10 anni dopo è un lavoro che rende merito ad una scrittura che si è evoluta nel tempo e l'anno di composizione dei vari brani, come indicato nel libretto allegato al cd fa ben comprendere il percorso artistico intrapreso nel corso in questo decennio.

A voler ben ascoltare, il nuovo album potremmo definirlo “minimalista”, nel senso migliore del termine. Come dicevamo prima i suoni sono morbidi, delicati, low-profile, mentre i testi si srotolano con grande immediatezza ed in ognuna delle situazioni cantate è quasi naturale sentirsi parte della storia. Sanchioni, che di anni ne ha quarantaquattro. Marco Sanchioni rappresenta un’angolatura particolare del cantautore odierno che, rispetto alla leva degli anni '90, e si trova nelle condizioni di dover combattere con un mercato discografico sempre più asfittico e difficile da interpretare ed affrontare.

Certamente fa onore a lui, e ai tanti suoi colleghi, il coraggio nel non volere cedere le armi ma continuare a produrre cercando di tenere alto il livello della qualità artistica. Ora, che non si aspettino altri dieci anni....

Giuseppe Bottazzi

MITE - L'isola che non c'era

Il suono forte e potente, in alcuni momenti giocato in maniera determinante sulla potenza di fuoco chitarristica, ben si amalgama con i testi che non sono mai banali, pur nella difficoltà di coniugare poesia e ritmi veloci e compressi (…) Certo l’ambizione è grande, ma le capacità non sembrano essere latitanti…

Rosario Pantaleo