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MITE - Kronic.it

Colpisce per la sua freschezza questo album di Marco Sanchioni, "il cantautore punk" come ormai molti amano definirlo(….) Senza dubbio la forza di Marco Sanchioni è proprio nell`immediatezza con cui riesce a comunicare, nei testi a volte riflessivi ed altre volte ironici ma mai elaborati(…)Un lavoro che ha sicuramente la freschezza e l`immediatezza che certi “grandi nomi” del rock radiofonico ricercano inutilmente da anni…

Roberto Bonfanti – www.kronic.it

MITE - Altatensione.it

…i temi trattati spaziano nella vita di tutti i giorni, amore, il bello e il brutto di vivere, illusioni e realtà...è, fondamentalmente, un lavoro valido, ben suonato, mai eccessivo, ben interpretato, ottimamente registrato e discretamente arrangiato...Sanchioni può farne di strada...

John Lorena – www.altatensione.it

La pace elettrica - sotterraneipop.blogspot.com

Come oramai ci ha abituato da anni, Marco Sanchioni pubblica un nuovo disco quando meno te lo aspetti. Appare e scompare a distanza di anni rilasciando una manciata di canzoni raccolte nel periodo di decantazione che può variare dai due ai dieci anni senza preoccuparsi più di tanto di finire nel dimenticatoio. Il successo così come la frenesia di essere sul mercato non è la sua priorità e, forse proprio per questo, finisce sempre con l’essere ascoltato con l’attenzione che merita.
Dal primo demo su cassetta, successivo all’esperienza di culto con The A Number Two, a questo nuovo album sono trascorsi ben 27 anni, durante i quali sono arrivati a noi quattro demotape (tre su cassetta ed uno su cd) e quattro album, più svariate partecipazioni a compilations che ne hanno definito lo stile di cantautore punk per via delle accelerazioni grintose che molti suoi brani presentano.
Non fa eccezione “La Pace Elettrica” che ripropone i canoni conosciuti del Sanchioni autore, in dodici brani che appaiono ai ripetuti ascolti, meglio messi a fuoco che in precedenza, pur non discostandosi molto da quelli pubblicati pima d’ora. Le influenze principali di Marchio Sanchioni sono ancora ben più evidenti che in passato, con Guccini che apre le danze con “L’alternativo è conformista” una sorta di Avvelenata aggiornata ai tempi dei Social, e gli Hüsker Dü che dalla successiva “la felicità non può più attendere” emergono prepotentemente in più di un’occasione.
Il suono rock chitarristico che richiama i Pixies lo troviamo in brani come “Pianeta meraviglioso”, mentre gli amati R.E.M. e Beatles sono meno presenti che in passato, sebbene i secondi guidano in realtà tutto l’impianto melodico del disco che come al solito poggia sui testi di pregevole fattura che spaziano tra l’intimismo delle esperienze personali ed una visione più globale nell’osservazione dell’universo che lo circonda.
Tra una ballata folk (“Amore sporco”) e spruzzi di punk (“Meglio il giullare del Re”) la prima parte del disco viene chiuso dal singolo “Chiuso in casa” che aveva anticipato l’album e che rappresenta forse la cosa più “radiofonica” mai prodotta dal Nostro seppure racconti una storia di auto esclusione dal mondo con il protagonista che vive le sue relazioni sociali chiuso in casa in una sorta di gabbia in cui la sua mente lo imprigiona. Sinceramente il brano sembra un po’ avulso dal contesto sonoro del disco, se non si conoscessero le influenze citate in precedenza e che danno un senso alla composizione dell’album.
Tra i brani più riusciti da citare anche “Qualcosa che non ho” e “Giovedì grasso” il brano che cita i R.E.M. raccontando una scanzonata giornata carnevalesca a scuola che suona come una filastrocca e che potrebbe funzionare benissimo come successivo singolo di traino al disco.
La parte finale del disco riporta le atmosfere del disco sul piano cantautorale e che poggia sulla lunga e dolente “Canzone dei miei silenzi” come sempre il brano più personale dell’autore che come nei capitoli precedenti chiude il disco facendo il punto sugli anni trascorsi da una prova all’altra.
In definitiva “La Pace Elettrica” appare essere il lavoro meglio messo a fuoco da Marco Sanchioni in una carriera oramai trentennale vissuta con onestà cercando di dire qualcosa piuttosto che cercare di “arrivare” ad un successo magari effimero e poco adatto al suo essere un cantautore un po’ atipico.

Eliseno Sposato

sotterraneipop.blogspot.com

MITE - Rocksound

“Mite” contiene canzoni in bilico tra rock e pop, dirette e immediate. In alcuni casi sfiorano territori vicini al punk rock, quasi in stile Ramones, magari più addolcito e riarrangiato, ma la base di partenza e quella. Niente di eccessivamente nuovo, ma divertente…

Fabrizio “Panna” Panarese

DOLCEMENTE GRIDANDO SUL MONDO - Undergroundzinewebzine.weebly.com

“Gli intellettuali non salveranno il mondo”, “Il mio girotondo” , “Bimbi di pietra”, “Canzone per me”, “Il potere è adesso” e “Sopravvivere vivendo” sono canzoni che segnano il passo di questo album e che indicano la strada percorsa da Marco. Come vi dico da parecchio fate vostro il cd per poter meglio apprezzare i suoni e le melodie composte da Marco.

Molto curata la post produzione, gli arrangiamenti e le orchestrazioni. Purtroppo a parer mio la pecca è che il rimando con Guccini è abbastanza immediato, sia per le tematiche che per il metodo di espressione e persino per la lieve imperfezione di pronuncia con la erre moscia molto simile al cantautore bolognese, il che credo sia una “croce e delizia” per Marco, perché certamente glielo avranno già fatto presente e sicuramente la cosa ha avuto delle ripercussioni sia nel bene che nel male nella sua carriera.

Concludo questa mia consigliando principalmente questo lavoro a chi è appassionato della musica d’autore italiana con testi impegnati e con spessore. A Sanchioni non mi resta solo che augurargli di proseguire in questo modo, sperando che le nuove composizioni si distacchino leggermente come attitudine da Guccini e dal “cantautorato” di fine anni ’70 ed ’80.

Alessandro Schumperlin

DOLCEMENTE GRIDANDO SUL MONDO - Musicamag.com

Detto questo, non vanno trascurate le reali doti creative di Sanchioni. I testi sono per lo più interessanti ed efficaci, spesso ironici, incisivi. Anche dal punto di vista musicale, composizioni ed arrangiamenti rivelano una certa ricerca, ed una band di musicisti competente ed affiatata. Molto interessanti per esempio l'avvio della prima traccia "Gli intellettuali non salveranno il mondo"giocato su un violino "arrabbiato", e sapienti, volute dissonanze, nonché l'uso originale di chitarra elettrica, percussioni e "suoni quotidiani" inseriti in diversi pezzi. Tutto sommato un lavoro in cui si riscontrano ben poche pecche. Sono occasioni come questa, quelle in cui vien da pensare a come, nel giro di relativamente pochi anni (una ventina o poco più) le difficoltà ed i problemi dei musicisti che vogliono far conoscere la propria opera si siano trasformati quasi capovolgendosi. Un tempo era la difficoltà oggettiva a raggiungere il pubblico e riuscire a far sentire il proprio lavoro ad ostacolare chi si cimentava nella creazione musicale. Oggi, al contrario, è la quasi eccessiva facilità di diffusione data dal web, a generare un "mare magnum" di produzioni musicali che ha travolto il potenziale uditorio. Ingoiando, sommergendo, ed infine livellando un po' tutto e tutti. Facendo sì che lavori pur di buon livello come questo finiscano per confondersi in un non meglio identificato "già sentito". Per questo motivo consigliamo sempre - e nel caso di autori con ottime potenzialità come Marco Sanchioni - un ulteriore sforzo di originalità per arrivare a distinguersi dalla massa.

Maurizia Vaglio