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10 ANNI DOPO - IntervistandoWEBTV.it di Antonino Di Vita

“Dieci anni dopo” l'uscita del suo primo full lenght (Mite, PMA 2002), preceduto dalla pubblicazione di alcuni demo negli anni novanta, il cantautore marchigiano presenta tredici episodi scritti nell'arco di questa decade; il susseguirsi dei brani, senza pause, esibisce un continuum compositivo in una virtuale suite  formativa, elidendo l'apparente frammentarietà delle distanze temporali.
Lasciatasi alle spalle l'esperienza giovanile The A Number Two, indie rock band fondata verso la fine degli anni ottanta, e la breve parentesi come percussionista nel gruppo di folk irlandese Ossi, Sanchioni procede in solitaria l'esperienza di musicista, tagliando questo nuovo traguardo in virtù di una naturale urgenza espressiva.
Gli attacchi di L'Idea Di Te, L'Ultimo Happy Hour e Potrei Vergognarmi sono dei caterpillar sonori che avanzano inesorabili; chitarre serrate, riff seventies, squarci acustici, intromissioni noise, a scandire amori idealizzati, vuote esistenze e rabbie interiori.
Un disagio esistenziale che ricorre ad una sintesi equilibrata tra offensiva sonora e oasi riflessive, al servizio di una melodica cantabilità.
Le passate frequentazioni folk rispuntano nella malinconica Dani Sulla Luna, in antitesi con le pulsazioni punk di Anima-le; toni stemperati per l'amarcord ironico Il Mio Mangiadischi, ballad agreste, mentre il rifiuto di cliché ideologici imposti definisce Comunista Con La Pancia Piena, recuperando atmosfere tipiche del cantautorato militante anni settanta (Lolli su tutti).
Un lavoro sincero, libero e liberato, che ripercorre una fase della propria vita in cui, citando lo stesso artista: “...è rimasta la voglia...la necessità di scrivere...una terapia...come nutrimento...”.

Antonino Di Vita

La pace elettrica - musicmap.it

Marco Sanchioni ritorna sulla scena dopo cinque anni con un nuovo album intitolato “La pace elettrica”, e con una caratteristica essenziale che distingue il cantautore da tutti i suoi colleghi: la voglia di dire qualcosa quando c'è bisogno, di suonare veramente e sacrificarsi per dare vita ad un prodotto elegante, umile ma pieno di ispirazione. Il disco scorre molto velocemente, quasi impercettibile per certi versi, grazie anche ad una poetica che non appesantisce ma che va diritta al punto, senza fermarsi più di tanto e senza perdersi in fronzoli. “La pace elettrica” è una grande ispirazione, arrivata chissà da dove e materializzatasi in una chitarra elettrica, una acustica ed una penna che riesce a sprigionare poesia e bellezza. Tra i brani che riescono più a colpirti e ferirti dentro (senza farti male, per fortuna) troviamo sicuramente “Amore sporco”, un pezzo che sembra esser quasi un gioiello incastonato nel disco e che riesce a superare di gran lunga almeno un migliaio di brani in classifica. Ballad dolce, raffinata, piena di sentimento e cupa al punto giusto per il perfetto mix di malinconia domenicale (e non solo). L'altra faccia della medaglia del disco (quella più grezza ed elettronica) è formata da brani come ''Fossili'', anch'essa una delle tracce più belle del disco, che riesce a dare all'intera riproduzione un valore aggiunto per l'ascoltatore. In sostanza Marco Sanchioni sa come distinguersi e come trovare la propria dimensione, soprattutto adesso, nella fase matura della sua carriera. Quando tutto il resto del mondo si sgretola in banalità e musica commerciale, Marco Sanchioni riesce ad andare oltre, resiste, persiste e vince. (Domenico Carbonaro)

musicmap.it

10 ANNI DOPO - MUSIC CLUB di Francesco Battisti

Marco Sanchioni è un cantautore di notevole esperienza, che ha già pubblicato un primo cd come solista nel 2002 intitolato “Mite”e fatto collaborazioni con altre band. Con “10 anni dopo” (il cui titolo segna il tempo intercorso dalla pubblicazione del suodisco d’esordio preceduto da una manciata di demo), Marco ha scritto una pagina importante della sua carriera artistica, evitando di ricalcare clichè consumati. Vi riescono le voci forti della poesia e del cantautorato che aprono il proprio cuore agli altri e che trasfigurano la realtà percepita. Le canzoni di Sanchioni lo fanno a volte con una certa malinconia che avvolge di echi e di nebbie la visione e l’ascolto,accrescendo di attese e di domande le difficili giornate del mondo, altre volte svelando in modo ironico le diseguaglianze e le ipocrisie. Così escono da i testi i colori, gli odori, gli umori e i rumori, le voci che si chiamano al di fuori del proprio sé e gli assalti del dolore. Il tutto avviene nella piena maturazione di un sound, in cui gli strascichi del grunge ed il pop convivono in una forma finemente cesellata. Rock senza fronzoli, portato avanti con un eclettismo e una dedizione ammirevoli. Quando parte il nuovo album di Marco la prima cosa che viene in mente è che l’autore è nato per fare questo, tanta è la semplicità e la dimestichezza con cui inanella accordi che formano strofe e ritornelli e poi ancora strofe e ritornelli. Rispetto alle sue precedenti opere come solista, “10 anni dopo” è un disco eccezionalmente solido e posato, denso di momenti introspettivi, sempre comunque accompagnati da una grinta potente nelle esecuzioni. La brillante apertura de “L’ultimo happyHour” non è un caso, anzi tutto l’album è un susseguirsi di rock perfettamente calibrato, che si insinua sotto pelle e conquista subito. Marco Sanchioni, una vita passata dietro al microfono con la chitarra in mano, prima con gli A Number Two, poi come solista, dà fondo alle sue storie in un disco fortemente chitarristico, caratterizzato a tratti dall’uso di originali arrangiamenti che è lo stesso autore a dirigere. Stato di salute del rock? 8 in un disco così, che non si risparmia nelle aperture al nuovo e convoglia tutto in un suono che al suo centro ha soltanto grande energia. Straconsigliato. www.marcosanchioni.it

10 ANNI DOPO - L'isola che non c'era di Giuseppe Bottazzi

Sanchioni, di origini toscane, che ha nelle sue corde differenti stili musicali, riesce a colorare ciascuna delle sue canzoni con grande garbo, con uno stile che potremmo definire artigianale ed in sottrazioni. I suoni, infatti, non sono mai ridondanti ma semplici, essenziali ma efficaci per descrivere il clima di ogni brano proposto.10 anni dopo è un lavoro che rende merito ad una scrittura che si è evoluta nel tempo e l'anno di composizione dei vari brani, come indicato nel libretto allegato al cd fa ben comprendere il percorso artistico intrapreso nel corso in questo decennio.

A voler ben ascoltare, il nuovo album potremmo definirlo “minimalista”, nel senso migliore del termine. Come dicevamo prima i suoni sono morbidi, delicati, low-profile, mentre i testi si srotolano con grande immediatezza ed in ognuna delle situazioni cantate è quasi naturale sentirsi parte della storia. Sanchioni, che di anni ne ha quarantaquattro. Marco Sanchioni rappresenta un’angolatura particolare del cantautore odierno che, rispetto alla leva degli anni '90, e si trova nelle condizioni di dover combattere con un mercato discografico sempre più asfittico e difficile da interpretare ed affrontare.

Certamente fa onore a lui, e ai tanti suoi colleghi, il coraggio nel non volere cedere le armi ma continuare a produrre cercando di tenere alto il livello della qualità artistica. Ora, che non si aspettino altri dieci anni....

Giuseppe Bottazzi

10 ANNI DOPO - ROCKIT.it di Faustiko Murizzi

Purtroppo queste 13 tracce non fanno breccia neppure un po' nella mia sfera emozionale. E pensare che l'apertura sembrava anche promettente, quantomeno a livello musicale: "L'idea di te" è di chiara ispirazione springsteeniana, ma non si allontana neppure un pochino da quello standard (quantomeno non viene declinato in modalità Ligabue). Con "L'ultimo happy hour" si tenta il rilancio, andando a pescare sonorità e strutture che rimandano ai Social Distortion - e fin qui la voglia di continuare nell'ascolto non viene intaccata. Dalla successiva "Dani sulla luna" inizia invece il tracollo: se gli accordi iniziali di mandolino potrebbero far illudere di avere di fronte qualche intuizione dalle parti di "Losing my religion", lo svolgimento è invece didascalico. Proprio come succede col resto delle altre canzoni, tutte afflitte principalmente da due problemi: gli arrangiamenti e le liriche.

Relativamente agli arrangiamenti ci sembrano davvero pochi i momenti degni di nota: è evidente che le chitarre ricoprano un ruolo preponderante, ma riescono a graffiare davvero solo in rari casi ("Potrei vergorgnarmi"), mentre quando è il turno di ballate e mid-tempo non vi è il benchè minimo sussulto. A ciò unite una notevole debolezza a livello vocale, fin troppo evidente proprio quando le 6 corde vengono messe ai margini. Altro elemento su cui passare con la mannaia sono le liriche a cui facevamo riferimento; manca la poetica - o quantomeno il (buon) gusto - nel raccontare le storie senza sembrare così elementari. Su tutte valga "Comunista con la pancia piena", dove il nobile tentativo di scrivere una canzone per sfatare un vecchio mito tutto italiano ("Non capisco perchè le idee che ho debbano corrispondere a povertà"), affoga a causa di un approccio alla materia per certi versi banale ("Mi lavo la coscienza con un soldo al lavavetri"). Probabilmente lo stile di scrittura di Sanchioni tende ad una visione tipicamente neorealista, ma ciò non basta a riconsiderare i suoi testi nel complesso poco incisivi.

In conclusione "10 anni dopo" rimane una raccolta di brani che potrà di certo piacere agli appassionati dei lavori dei fratelli Severini, ma a noi pare veramente poca cosa per un'artista che 2 lustri fa realizzò un album valutato come Primascelta.

MITE - Rocksound

“Mite” contiene canzoni in bilico tra rock e pop, dirette e immediate. In alcuni casi sfiorano territori vicini al punk rock, quasi in stile Ramones, magari più addolcito e riarrangiato, ma la base di partenza e quella. Niente di eccessivamente nuovo, ma divertente…

Fabrizio “Panna” Panarese