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MITE - Musicboom.it

…questo Mite, cd firmato da Marco Sanchioni, è davvero un bel lavoro. E ve lo dico così: senza mezzi termini. Con la medesima spontaneità che aleggia sul lavoro in questione.

Luca D’Alessandro – www.musicboom.it

MITE - Il Mucchio Selvaggio

Canzoni piene di spigoli, ma anche di brillanti melodie, che lasciano affiorare il mai sopito amore per certo punk "evoluto" (Husker Du in primis) e che comunicano attraverso testi in italiano, spesso in rima e spesso con malinconica ironia, una profondità e una ricchezza interiore davvero notevoli. Non credo di peccare di partigianeria affermando che Marco Sanchioni ha uno stile originale e che sa scrivere cose splendide…

Federico Guglielmi

DOLCEMENTE GRIDANDO SUL MONDO - Undergroundzinewebzine.weebly.com

“Gli intellettuali non salveranno il mondo”, “Il mio girotondo” , “Bimbi di pietra”, “Canzone per me”, “Il potere è adesso” e “Sopravvivere vivendo” sono canzoni che segnano il passo di questo album e che indicano la strada percorsa da Marco. Come vi dico da parecchio fate vostro il cd per poter meglio apprezzare i suoni e le melodie composte da Marco.

Molto curata la post produzione, gli arrangiamenti e le orchestrazioni. Purtroppo a parer mio la pecca è che il rimando con Guccini è abbastanza immediato, sia per le tematiche che per il metodo di espressione e persino per la lieve imperfezione di pronuncia con la erre moscia molto simile al cantautore bolognese, il che credo sia una “croce e delizia” per Marco, perché certamente glielo avranno già fatto presente e sicuramente la cosa ha avuto delle ripercussioni sia nel bene che nel male nella sua carriera.

Concludo questa mia consigliando principalmente questo lavoro a chi è appassionato della musica d’autore italiana con testi impegnati e con spessore. A Sanchioni non mi resta solo che augurargli di proseguire in questo modo, sperando che le nuove composizioni si distacchino leggermente come attitudine da Guccini e dal “cantautorato” di fine anni ’70 ed ’80.

Alessandro Schumperlin

La pace elettrica - Fra Guccini e il West

Recensione dalla rivista “Classic rock”

“Di che dovrei parlare, se non di me”, si domanda Marco Sanchioni all’inizio di Canzone dei miei silenzi, l’ultima perla di LA PACE ELETTRICA. A cinque anni da DOLCEMENTE GRIDANDO SUL MONDO, questo splendido cinquantenne torna con un’altra autoproduzione e riscodella sul piatto la sempre aperta questione: perché oggigiorno i dischi più interessanti sono autoprodotti? Dove sono i discografici veri, in questo deprimente panorama popolato da piazzisti di saponette? Coprodotto da Marco e Alessandro Castriota, LA PACE ELETTRICA è annunciato da una suggestiva copertina che mi ha fatto pensare al famoso scatto usato per WEIRD NIGHTMARE (il tributo alla musica di MIngus realizzato nel 1992 da Hall Wilner).  L’opener L’alternativo è conformista è solo in apparenza ingannevole: potrebbe appartenere ad un Guccini 2.0, e la cosa fa sorridere perché proprio in questi giorni abbiamo ascoltato un inutile tributo alle canzoni del modenese.

Ecco, nuovi Guccini ci sono eccome, ma vanno cercati dove nessuno guarda. Ma questa prepotente vocazione cantautorale, come il musicista marchigiano ci ha da tempo abituato, si sposa con naturalezza con una genuina vena punk e così a partire da La felicità non può attendere Sanchioni s’infila nei panni che gli stanno più comodi, quelli fascinosamente stazzonati di un Bob Mould nostrano, rimettendo in scena il suo furioso cantautorato punk fatto di saturi suoni elettrici e dolci distorsioni alla Husker du, al servizio di liriche mai banali se non addirittura illuminanti. Con quella sua adorabile erre francese, la voce di Marco s’è fatta ancora più matura e autorevole e, nonostante sia il risultato di canzoni dalla gestazione spesso lunghissima (le session di Qualcosa che non ho risalgono al 2013, quelle di Giovedì grasso al 2016, quelle di Chiuso in casa addirittura al 2005), LA PACE ELETTRICA scorre omogeneo, coerente, musicalmente coeso e poeticamente denso. Esattamente l’opposto di ciò che il mainstream italiano ama proporre oggi.

Marco Sanchioni: un artista che per imporre l’attenzione non ha né voglia ne bisogno di urlare. Ma che  non tace nulla. Come lo sentiamo cantare in Presenza “per ogni colpo subito, ogni rabbia implosa, ogni amarezza, ogni frustrazione, ogni delusione… Mi ritiro nell’ombra, rilasso il cuore, accendo un lume, la mia presenza risplende lieve… e tace” Essenziale.

Maurizio Becker

DOLCEMENTE GRIDANDO SUL MONDO - Sound36.com

Probabilmente quando questo articolo verrà pubblicato la tempesta sarà perfetta. Il carrozzone festivaliero avrà già invaso televisioni e radio, i talent show saranno nel vivo della loro spasmodica ricerca fenomeni e qualche retrospettiva ci farà credere che dopo di lui il nulla. C’è poco da fare il mondo della musica italiana è specchio fedele di una nazione che vive su paradossi che, purtroppo, sembrano interminabili. Da un lato si cerca di imporre un nuovocostruito a tavolino e dall’altro si esalta l’anacronistico soffocando ciò che di bello, innovativo si sviluppa. Definitemi complottista ma sono sempre più convinto che l’obiettivo sia quello di consolidare gerarchie e, contemporaneamente, guidare le coscienze.
Per fortuna la libertà di pensiero e quel consequenziale vago senso di frustrazione che ne deriva, qualche volta, si traducono in buon sano rock! Dolcemente gridando sul mondo terzo album di Marco Sanchioni ne è un chiaro e limpido esempio. Album che sa conciliare una scrittura colta e abrasiva, che richiama in alcuni casi il Guccini più impegnato, con la potenza comunicativa del Rock.
Le undici tracce sono un’intima e amara visione della società a cui si contrappone la titanica resistenza di chi sa andare oltre l’apparenza delle cose. Forse Gli intellettuali non salveranno il mondo, forse siamo destinati a una Resistenza passiva e a sopravvivere vivendo ma queste undici zampate nel culo aiutano a sentirsi meno soli e, ce lo auguriamo, a far riflettere.
Da non perdere!!!

Fortunato Mannino

DOLCEMENTE GRIDANDO SUL MONDO - Rockrebelmagazine.com

Prodotto da Marco Sanchioni stesso e da Alessandro Castriota, il disco si snoda attraverso undici tracce compatte e ben strutturate, cariche e anche pacate e riflessive, il cui intro è affidato al violino irrequieto di “Gli intellettuali non salveranno il mondo” che cede il posto al rock importante di “L’ anima (canzone cruda)”, quindi a “Fuggire” coi suoi favolosi anni Ottanta, poi a “Bimbi di pietra” con il suo lento malinconico e raffinato e così via, testo dopo testo e brano dopo brano fino alle cantautorali “Canzone per me” e “Sole di luglio” che guidano verso la chiusura, assegnata ai toni rock di “Il potere è adesso” e per contro al mesto ed emotivamente lento di “Resistenza passiva”.

Beh, che dire, Marco non è uno sprovveduto, questo disco, in cui non manca nulla, ne è la dimostrazione, noi gli auguriamo un futuro perfetto perché supportiamo l’ottima musica italiana, quella che merita.

Margherita Simonetti