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10 ANNI DOPO - L'isola che non c'era di Giuseppe Bottazzi

Sanchioni, di origini toscane, che ha nelle sue corde differenti stili musicali, riesce a colorare ciascuna delle sue canzoni con grande garbo, con uno stile che potremmo definire artigianale ed in sottrazioni. I suoni, infatti, non sono mai ridondanti ma semplici, essenziali ma efficaci per descrivere il clima di ogni brano proposto.10 anni dopo è un lavoro che rende merito ad una scrittura che si è evoluta nel tempo e l'anno di composizione dei vari brani, come indicato nel libretto allegato al cd fa ben comprendere il percorso artistico intrapreso nel corso in questo decennio.

A voler ben ascoltare, il nuovo album potremmo definirlo “minimalista”, nel senso migliore del termine. Come dicevamo prima i suoni sono morbidi, delicati, low-profile, mentre i testi si srotolano con grande immediatezza ed in ognuna delle situazioni cantate è quasi naturale sentirsi parte della storia. Sanchioni, che di anni ne ha quarantaquattro. Marco Sanchioni rappresenta un’angolatura particolare del cantautore odierno che, rispetto alla leva degli anni '90, e si trova nelle condizioni di dover combattere con un mercato discografico sempre più asfittico e difficile da interpretare ed affrontare.

Certamente fa onore a lui, e ai tanti suoi colleghi, il coraggio nel non volere cedere le armi ma continuare a produrre cercando di tenere alto il livello della qualità artistica. Ora, che non si aspettino altri dieci anni....

Giuseppe Bottazzi

MITE - Alias (Il manifesto)

…chitarre ben in evidenza e testi senza peli sulla lingua (…) Sanchioni ha i numeri per riuscire ma dovrà in futuro lavorare molto di più sull’interpretazione, al momento troppo cantautorale e “pulita”, che stride non poco con i canoni del genere.

Stefano Crippa

10 ANNI DOPO - ROCKIT.it di Faustiko Murizzi

Purtroppo queste 13 tracce non fanno breccia neppure un po' nella mia sfera emozionale. E pensare che l'apertura sembrava anche promettente, quantomeno a livello musicale: "L'idea di te" è di chiara ispirazione springsteeniana, ma non si allontana neppure un pochino da quello standard (quantomeno non viene declinato in modalità Ligabue). Con "L'ultimo happy hour" si tenta il rilancio, andando a pescare sonorità e strutture che rimandano ai Social Distortion - e fin qui la voglia di continuare nell'ascolto non viene intaccata. Dalla successiva "Dani sulla luna" inizia invece il tracollo: se gli accordi iniziali di mandolino potrebbero far illudere di avere di fronte qualche intuizione dalle parti di "Losing my religion", lo svolgimento è invece didascalico. Proprio come succede col resto delle altre canzoni, tutte afflitte principalmente da due problemi: gli arrangiamenti e le liriche.

Relativamente agli arrangiamenti ci sembrano davvero pochi i momenti degni di nota: è evidente che le chitarre ricoprano un ruolo preponderante, ma riescono a graffiare davvero solo in rari casi ("Potrei vergorgnarmi"), mentre quando è il turno di ballate e mid-tempo non vi è il benchè minimo sussulto. A ciò unite una notevole debolezza a livello vocale, fin troppo evidente proprio quando le 6 corde vengono messe ai margini. Altro elemento su cui passare con la mannaia sono le liriche a cui facevamo riferimento; manca la poetica - o quantomeno il (buon) gusto - nel raccontare le storie senza sembrare così elementari. Su tutte valga "Comunista con la pancia piena", dove il nobile tentativo di scrivere una canzone per sfatare un vecchio mito tutto italiano ("Non capisco perchè le idee che ho debbano corrispondere a povertà"), affoga a causa di un approccio alla materia per certi versi banale ("Mi lavo la coscienza con un soldo al lavavetri"). Probabilmente lo stile di scrittura di Sanchioni tende ad una visione tipicamente neorealista, ma ciò non basta a riconsiderare i suoi testi nel complesso poco incisivi.

In conclusione "10 anni dopo" rimane una raccolta di brani che potrà di certo piacere agli appassionati dei lavori dei fratelli Severini, ma a noi pare veramente poca cosa per un'artista che 2 lustri fa realizzò un album valutato come Primascelta.

MITE - Il Mucchio Selvaggio

Canzoni piene di spigoli, ma anche di brillanti melodie, che lasciano affiorare il mai sopito amore per certo punk "evoluto" (Husker Du in primis) e che comunicano attraverso testi in italiano, spesso in rima e spesso con malinconica ironia, una profondità e una ricchezza interiore davvero notevoli. Non credo di peccare di partigianeria affermando che Marco Sanchioni ha uno stile originale e che sa scrivere cose splendide…

Federico Guglielmi

La pace elettrica - Fra Guccini e il West

Recensione dalla rivista “Classic rock”

“Di che dovrei parlare, se non di me”, si domanda Marco Sanchioni all’inizio di Canzone dei miei silenzi, l’ultima perla di LA PACE ELETTRICA. A cinque anni da DOLCEMENTE GRIDANDO SUL MONDO, questo splendido cinquantenne torna con un’altra autoproduzione e riscodella sul piatto la sempre aperta questione: perché oggigiorno i dischi più interessanti sono autoprodotti? Dove sono i discografici veri, in questo deprimente panorama popolato da piazzisti di saponette? Coprodotto da Marco e Alessandro Castriota, LA PACE ELETTRICA è annunciato da una suggestiva copertina che mi ha fatto pensare al famoso scatto usato per WEIRD NIGHTMARE (il tributo alla musica di MIngus realizzato nel 1992 da Hall Wilner).  L’opener L’alternativo è conformista è solo in apparenza ingannevole: potrebbe appartenere ad un Guccini 2.0, e la cosa fa sorridere perché proprio in questi giorni abbiamo ascoltato un inutile tributo alle canzoni del modenese.

Ecco, nuovi Guccini ci sono eccome, ma vanno cercati dove nessuno guarda. Ma questa prepotente vocazione cantautorale, come il musicista marchigiano ci ha da tempo abituato, si sposa con naturalezza con una genuina vena punk e così a partire da La felicità non può attendere Sanchioni s’infila nei panni che gli stanno più comodi, quelli fascinosamente stazzonati di un Bob Mould nostrano, rimettendo in scena il suo furioso cantautorato punk fatto di saturi suoni elettrici e dolci distorsioni alla Husker du, al servizio di liriche mai banali se non addirittura illuminanti. Con quella sua adorabile erre francese, la voce di Marco s’è fatta ancora più matura e autorevole e, nonostante sia il risultato di canzoni dalla gestazione spesso lunghissima (le session di Qualcosa che non ho risalgono al 2013, quelle di Giovedì grasso al 2016, quelle di Chiuso in casa addirittura al 2005), LA PACE ELETTRICA scorre omogeneo, coerente, musicalmente coeso e poeticamente denso. Esattamente l’opposto di ciò che il mainstream italiano ama proporre oggi.

Marco Sanchioni: un artista che per imporre l’attenzione non ha né voglia ne bisogno di urlare. Ma che  non tace nulla. Come lo sentiamo cantare in Presenza “per ogni colpo subito, ogni rabbia implosa, ogni amarezza, ogni frustrazione, ogni delusione… Mi ritiro nell’ombra, rilasso il cuore, accendo un lume, la mia presenza risplende lieve… e tace” Essenziale.

Maurizio Becker

MITE - Altatensione.it

…i temi trattati spaziano nella vita di tutti i giorni, amore, il bello e il brutto di vivere, illusioni e realtà...è, fondamentalmente, un lavoro valido, ben suonato, mai eccessivo, ben interpretato, ottimamente registrato e discretamente arrangiato...Sanchioni può farne di strada...

John Lorena – www.altatensione.it