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DOLCEMENTE GRIDANDO SUL MONDO - Rockrebelmagazine.com

Prodotto da Marco Sanchioni stesso e da Alessandro Castriota, il disco si snoda attraverso undici tracce compatte e ben strutturate, cariche e anche pacate e riflessive, il cui intro è affidato al violino irrequieto di “Gli intellettuali non salveranno il mondo” che cede il posto al rock importante di “L’ anima (canzone cruda)”, quindi a “Fuggire” coi suoi favolosi anni Ottanta, poi a “Bimbi di pietra” con il suo lento malinconico e raffinato e così via, testo dopo testo e brano dopo brano fino alle cantautorali “Canzone per me” e “Sole di luglio” che guidano verso la chiusura, assegnata ai toni rock di “Il potere è adesso” e per contro al mesto ed emotivamente lento di “Resistenza passiva”.

Beh, che dire, Marco non è uno sprovveduto, questo disco, in cui non manca nulla, ne è la dimostrazione, noi gli auguriamo un futuro perfetto perché supportiamo l’ottima musica italiana, quella che merita.

Margherita Simonetti

La pace elettrica - weloveradiorock.com

La prima volta che sentii nominare Marco Sanchioni fu grazie a una delle gloriose compilation che il Mucchio Extra allegava alle uscite trimestrali: interpretava Non è Francesca in un tributo a Lucio Battisti, circa 15 anni fa. Si era in epoca pre-social (o, quantomeno, non ne eravamo ancora così dipendenti), avevo già scordato i trascorsi radiofonici e non scrivevo di musica: c’erano tutte le condizioni perché mi scordassi di questo cantautore marchigiano.
Ma la rete consente di scovare l’impossibile e il tubo mi forniva ulteriori testimonianze, a comprovare una carriera iniziata nel 1986, anno in cui esordiva con un gruppo d’ispirazione indie, guardando sia agli U.S.A. che alla Terra d’Albione. Lasciata da parte l’esperienza con gli A Number Two e abbracciata l’idea di esprimersi in italiano, le fasi successive lo vedono transitare dal folk della formazione urbinate Gli Ossi alla definitiva veste solista, distillando lungo il percorso varie pubblicazioni di demo, ep e ben tre album.
Superata la soglia dei 50 anni, Sanchioni ha pensato di far confluire tutte le sue anime musicali in un nuovo album, non a caso intitolato “La Pace Elettrica”, quasi a sancire il dualismo tra un rock che non ha nulla da invidiare ai modelli ispirativi e ballate acustiche d’impronta cantautorale.
Inaugurato da L’Alternativo è Conformista, un brano gucciniano (certo in virtù di una certa somiglianza vocale, accresciuta dalla caratteristica pronuncia della lettera r, ma anche a livello testuale e musicale), l’album sterza subito verso La Felicità Non Può Attendere, canzone che rimanda inevitabilmente al canone di Bob Mould per quanto attiene all’atteggiamento nei confronti di un certo modo di proporre rock and roll a metà strada tra punk e pop, ma non si pensi che si tratti di pedissequa riproposizione: Marco è un autore personale anche se non nasconde le influenze.
Ed è questo, come si diceva, il leitmotiv di un disco davvero riuscito, incorniciato da una bella copertina, curato nella grafica (è allegato un libretto che riporta i testi, ed è un bene perché sono molto interessanti).
Rock d’autore (Pianeta MeravigliosoFossili e Qualcosa Che Non Ho, nella quale suonano il bassista Valerio De Angelis e Luca Bacelli al violoncello, cui si affianca la viola di Luca Nicolini), ballate acustiche, o quasi (Amore SporcoChiuso In CasaPresenza, caratterizzata da un finale acido in odor di psichedelia), incroci tra R.E.M. e Hüsker Dü (Meglio Il Giullare Del ReGiovedì Grasso), il tono declamatorio de La Terra Trema, tutta giocata sulle chitarre di Sanchioni e Simone Cardinetti (che si occupa di tutte le parti soliste), la chiusura affidata a Canzone Dei Miei Silenzi, spolverata dal piano di Alessandro Castriota, che va ad aggiungersi agli onnipresenti Diego Romagnoli (batteria)e Alessio“Vinz”Vincenzetti (basso).
Lasciatevi coinvolgere da queste canzoni sincere e limpide, che raccontano storie nelle quali possiamo identificarci o che suscitano ricordi vissuti di riflesso. E visto che è appena passato, come non sentire risuonare “dentro” le parole di Giovedì Grasso:

“Luigi aveva un sospetto,
il Pirandello reietto:
le mascherine non sono fantasia,
ma medicine per l’anestesia.
E mascherarsi quant’è reale,
il mondo è solo un grande Carnevale”.

Ma Sanchioni non si nasconde, non cede al rito della maschera: fa la sua musica, tiene concerti molto apprezzati, scrive testi intelligenti. Gran bel disco.

Massimo Perolini

weloveradiorock.com

MITE - Altatensione.it

…i temi trattati spaziano nella vita di tutti i giorni, amore, il bello e il brutto di vivere, illusioni e realtà...è, fondamentalmente, un lavoro valido, ben suonato, mai eccessivo, ben interpretato, ottimamente registrato e discretamente arrangiato...Sanchioni può farne di strada...

John Lorena – www.altatensione.it

La pace elettrica - Fra Guccini e il West

Recensione dalla rivista “Classic rock”

“Di che dovrei parlare, se non di me”, si domanda Marco Sanchioni all’inizio di Canzone dei miei silenzi, l’ultima perla di LA PACE ELETTRICA. A cinque anni da DOLCEMENTE GRIDANDO SUL MONDO, questo splendido cinquantenne torna con un’altra autoproduzione e riscodella sul piatto la sempre aperta questione: perché oggigiorno i dischi più interessanti sono autoprodotti? Dove sono i discografici veri, in questo deprimente panorama popolato da piazzisti di saponette? Coprodotto da Marco e Alessandro Castriota, LA PACE ELETTRICA è annunciato da una suggestiva copertina che mi ha fatto pensare al famoso scatto usato per WEIRD NIGHTMARE (il tributo alla musica di MIngus realizzato nel 1992 da Hall Wilner).  L’opener L’alternativo è conformista è solo in apparenza ingannevole: potrebbe appartenere ad un Guccini 2.0, e la cosa fa sorridere perché proprio in questi giorni abbiamo ascoltato un inutile tributo alle canzoni del modenese.

Ecco, nuovi Guccini ci sono eccome, ma vanno cercati dove nessuno guarda. Ma questa prepotente vocazione cantautorale, come il musicista marchigiano ci ha da tempo abituato, si sposa con naturalezza con una genuina vena punk e così a partire da La felicità non può attendere Sanchioni s’infila nei panni che gli stanno più comodi, quelli fascinosamente stazzonati di un Bob Mould nostrano, rimettendo in scena il suo furioso cantautorato punk fatto di saturi suoni elettrici e dolci distorsioni alla Husker du, al servizio di liriche mai banali se non addirittura illuminanti. Con quella sua adorabile erre francese, la voce di Marco s’è fatta ancora più matura e autorevole e, nonostante sia il risultato di canzoni dalla gestazione spesso lunghissima (le session di Qualcosa che non ho risalgono al 2013, quelle di Giovedì grasso al 2016, quelle di Chiuso in casa addirittura al 2005), LA PACE ELETTRICA scorre omogeneo, coerente, musicalmente coeso e poeticamente denso. Esattamente l’opposto di ciò che il mainstream italiano ama proporre oggi.

Marco Sanchioni: un artista che per imporre l’attenzione non ha né voglia ne bisogno di urlare. Ma che  non tace nulla. Come lo sentiamo cantare in Presenza “per ogni colpo subito, ogni rabbia implosa, ogni amarezza, ogni frustrazione, ogni delusione… Mi ritiro nell’ombra, rilasso il cuore, accendo un lume, la mia presenza risplende lieve… e tace” Essenziale.

Maurizio Becker